Lettera di don Maurizio, Camerum 27 Gen 2015

Cari amici, dopo lo scritto di Adriana Piovanelli – missionaria laica in Ecaudor - mi è giunta una lettera scritta da don Maurizio, missionario in Camerum.

Le sue parole mi fanno di chiudere gli occhi e parlare con un dio con la “d” minuscola, rimasto uomo e piccolo come me, che sappia capire e amarmi, che abbia paura della morte quanto me, che conosca la sofferenza e l’angoscia e soprattutto le mie povertà. Un dio che esiste perché accanto ai poveri, agli ammalati, agli ultimi. Spero in un dio non potente, che spezzi le catene che mi tengono prigioniero della solitudine, che dimostri amore e solidarietà e m’insegni a non avere paura della mia fragilità. Soprattutto conto in un dio che continuerà ad abbracciarmi e coccolarmi. Credo in un dio che Dio non ci giudicherà per i nostri inevitabili peccati, bensì per il bene che avremo fatto, per la nostra carità.

C’è un inno all’amore di San Paolo: “…Quand’anche la mia fede fosse tale da smuovere le montagne, se non avessi l’amore non sarei niente. E quand’anche dessi via tutti i miei beni per sfamare i poveri e dessi il mio corpo perché lo bruciassero, se non avessi l’amore non ne trarrei alcun beneficio. L’amore sopporta tutto con allegria. L’amore non prova invidia. L’amore non si vanta. L’amore non conosce presunzioni. Quando ero un bambino parlavo da bambino, capivo da bambino e pensavo da bambino. Una volta divenuto uomo misi via le cose da bambino, ma conservai la fede, la speranza e l’amore. Ma è l’amore la più importante di tutte”.

Sten


Ciao Adriana e Peppo, amici cari!

Grazie mille per gli scritti di questi ultimi mesi. Li ho letti con gli occhi e con il cuore. Anche le parole di Gaetano di Arezzo, che viaggiano sulla stessa frequenza d’onda, non lasciano indifferenti. Mi ritrovo davvero tanto nella vostra passione per la gente (i poveri, i ragazzi), che è la stessa passione che ha avuto Gesù nel suo “breve” passaggio sulla Terra.

Prima, riflettevo proprio sul Vangelo di quest’oggi: “E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.” Se c’è una cosa che rende triste (e indignato!) Gesù, non sono i peccati, ma il cuore duro, cioè l’incapacità di commuoversi di fronte alla sofferenza altrui...

Se ci ripenso, devo, con verità, riconoscere che questa cosa io non l’ho imparata in seminario, o sui libri e neanche meditando i Vangeli, ma vivendo con voi e con altri amici come voi, che, senza sosta, da sempre, mi rimandavano ai poveri. Sapete, ho ancora in mente la serata del mio primo campo con l’OMG. Era il 1985, ed io ero un ragazzino di 16 anni, inserito nei gruppi parrocchiali. In quell’anno il neo-nato gruppo OMG di Valdagno faceva un campo raccolta nel mio paese, Novale, e aveva coinvolto i gruppi parrocchiali per dare una mano. Alla serata, Gino Faccin ci fece vedere le diapositive dei suoi 4 mesi a Pujili. Per la prima volta vedevo le Ande, le comunità, i campesinos, i volti dei poveri. Per la prima volta sentivo parlare di volontari (non preti, né suore) che vivevano là, in mezzo ai poveri, per servirli, per aiutarli... E mi si apriva, davanti agli occhi e al cuore, un mondo che... mi è rimasto dentro, marcandomi indelebilmente.

Quanto bene mi hanno sempre fatto le tue lettere, Adriana, sui poveri, sul metterli davanti e sopra di tutto come condizione di verità. Solo dopo molti anni, studiando la Bibbia, ho ritrovato anche sul testo sacro lo stesso principio: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.” (1Gv 4,20).

Così, sono contento, tanto contento, che dopo così tanti anni il vostro messaggio sia sempre lo stesso: bello, pulito, forte. Sempre quello: i poveri. E questi, non guardati come massa, ma a uno a uno, una persona alla volta, ogni “caso” come fosse l’unico caso. Io debbo solo ringraziarvi per la fedeltà a questa testimonianza.

Se oggi io sono qui che fremo così tanto per poter tornare tra la mia gente del Camerun è anche grazie a voi! Grazie!

Qualche giorno fa sono stato operato ad un’anca: un problema emerso negli ultimi mesi e che non si poteva raggirare. La speranza è che quest’operazione possa in qualche modo apportare dei miglioramenti anche alla schiena, la quale è sempre più dolorante per le 2 ernie discali che domanderebbero anch’esse di essere guarite chirurgicamente (una precedente ernia è stata operata nel 2005). Speriamo, dài!

Stando al dottore che mi ha operato, l’intervento è andato bene. Adesso sono entrato nel periodo dei 30 / 40 giorni in cui non posso né sedermi, né guidare: solo stare steso o in piedi sulle stampelle. Scrivere queste righe è un’impresa da contorsionista... Comunque, passato questo mese, dovrei tornare operativo. Ma, onestamente, sono molto sereno.

Per il resto, dal Camerun solo notizie drammatiche. Non solo la situazione non migliora, ma, al contrario, sembra andare ogni giorno peggio. La guerra impazza, Boko Haram pare inarrestabile! Potete immaginare come mi senta io...

Vi chiedo di unirvi a me nel ricordare al Signore quelle terre e quella gente!

Vi abbraccio con affetto: sentite tutto il mio bene! Tenete duro: prego per voi, per i vostri figli! Ciao!

don Maurizio